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Cultura Cinese
Zai Jian

Zài Jiàn

Zai Jian

Due ideogrammi semplici, che si sovrappongono specularmente all'espressione italiana e della maggior parte delle lingue. Zài significa "di nuovo", Jiàn sta per "vedere", e se pur semplificato, in origine rappresentava un grande occhio sopra due gambe. La sproporzione dell'occhio nel confronto delle gambe sottolinea l'importanza dell'esperienza personale. "Meglio una cosa vista che cento ascoltate" diceva Zhao Chong Guo nel primo sec. a.C. , dopo aver osservato il campo di battaglia per adottare la strategia giusta che gli consentì di sconfiggere i generali tibetani e conglobare il Tibet nell'impero Han. Quindi "vedere nuovamente" o più semplicemente arrivederci. E' quello che ho detto venerdì al mio amico cinese, che se ne è tornato a Pechino. Continuando a frequentare di tanto in tanto l'Italia e soprattutto gli italiani, è diventato un cinese anomalo. Gli piace il parmigiano, la pizza con le acciughe e le olive e si porta a casa origano e semi, per piantare sul balcone basilico e prezzemolo. Vuole andare a sciare. Ma per lui, gli italiani sono sempre gente strana e poco comprensibile. E' stupito dal nostro immobilismo, quando dice che viene ad Alessandria da 15 anni e le uniche cose nuove che ha visto fare sono un palazzo e il ponte Tiziano (detto il ponte di Barbie per le sue dimensioni). Gli italiani hanno poca voglia di lavorare, ma vogliono subito la soluzione delle cose. Ce l'hanno con la Cina illiberale e poi stanno facendo una legge che regolamenterà internet, ricalcata esattamente su quella cinese. Ci mettono anni per aggiungere una corsia a un centinaio di kilometri di autostrada; dicono che, al contrario dei cinesi, possono cambiare a loro piacimento i loro governanti, se ne lamentano continuamente e da quando viene da noi sono sempre gli stessi. Anche da loro, mi dice c'è crisi, quest'anno cresceranno solo dell'8%. Non gli è molto chiaro questo mondo, quando mi chiede di spiegare, guardandomi con l'occhio un po' malinconico; però ne sente la perversa attrazione e prepara la figlia a frequentare scuole all'estero. Siamo condannati ad apprezzare ciò che ci è lontano? La distanza annebbia i difetti e magnifica i vantaggi. Ma è sempre malinconico salutare un amico che parte.

Due amici, al momento dell'addio.

A nord, montagne verdi all'orizzonte

mentre acque chiare a sud, cingono la città.

E' il luogo dell'addio: da qui

andrai solo, fino a dove!

Nubi sospese, vagano i tuoi pensieri;

quale antica amicizia, tra i raggi del tramonto.

Un cenno con la mano e te ne andrai così,

al sonoro nitrito del tuo cavallo in corsa.

Li Po, dinastia Tang, 701-762 d.C.

 
Yin Hang

Yín Háng

Yin Hang

La coppia di caratteri che esaminiamo oggi, definiscono, come è consueto nel cinese moderno, una realtà nuova con concetti antichi. Il primo (Yín ) è composto di due parti più semplici, quello di sinistra significa "metallo", uno dei cinque costituenti della natura secondo il Tao, assieme ad acqua, fuoco, aria e legno, secondo un concetto comune con cui anche i nostri prearistotelici tentavano di spiegare la complessità del cosmo. Sembra essere la stilizzazione di una copertura sotto la quale si scava per strappare alla terra le parti da cui si ricavano i metalli di cui la Cina è sempre stata povera; scavo che bisogna tenere nascosto appunto per non suscitare ai vicini insani desideri. La parte destra invece significa "duro, potente". Insieme danno il concetto di "argento" un metallo che serviva a coniare le monete, che dava il vero potere, quello economico. Il secondo carattere (Háng) invece è la stilizzazione di un concetto abbastanza complesso. Trasformatosi in maniera elegante, era all'inizio la rappresentazione di un incrocio di due grandi strade e così si trovava nei primi esempi incisi su ossa di animali. L'incrocio delle vie ha sempre rappresentato in tutte le culture, l'incontro tra le genti e le persone, il movimento da cui è nato lo scambio, il commercio. Infatti il carattere ha mentenuto due significati. Il primo è quello di "camminare" che vede nell'incrocio di strade la rappresentazione dello spostamento fisico delle persone, ma poichè proprio da questo muoversi e incontrarsi nasce l'economia, il carattere ha cominciato a rappresentare ciò nasceva negli incroci delle strade, il mercato, le botteghe, il negozio. Ecco dunque che nel cinese moderno, il "negozio dell'argento" non significa altro che "banca" e cioè il luogo fisico dove la gente si incontra per comprare (o vendere) il metallo che serviva come moneta di scambio. Scambio fisico certo, metallo contro beni o magari servizi. Poi noi, al seguito degli Stati Uniti, per un decennio almeno siamo andati a raccontargli che le loro "banche" erano assolutamente inadeguate alla finanza moderna, che dovevano darsi una mossa se volevano entrare a pieno titolo nel flusso mondiale degli scambi telematici, che i loro sistemi non avrebbero retto di fronte alla moderna intermediazione che, con sapienza e arguzia, creava nuovi strumenti, derivava titoli complessi ma efficientissimi, altro che scambi di pezzi di metallo! Adesso i manager delle banche cinesi sono un po' frastornati, non sanno bene a cosa credere; hanno in cassa montagne di crediti (di carta però non in pezzi d'argento) e per questo non si sganasciano dalle risate come vorrebbero e un po' di proccupazione ce l'hanno anche loro, però dentro gli viene da sorridere quando sentono le contorte scuse delle teste fini che erano così avanti. Si ricordano per la verità, che la carta al posto dei pezzi d'argento l'avevano già inventata loro ottocento anni fa e Marco Polo, che pure era furbo, ne era rimasto basito, ma ai "banchieri" che non avessero coperto la carta con i dovuti pezzi d'argento, Kubilai Khan il buono, avrebbe senza astio tagliato subito la testa, non prima, per monito, di averli sottoposti alla tortura detta delle mille morti. Niente bad bank o bad company, via le teste, chiaro? Quanto lavoro, oggi, se il povero imperatore fosse ancora in vita!

 
Vena Poetica

Vena Poetica

 

Vena poeticaOggi mi è scattata la vena poetica; sarà che pregusto i freschi pascoli della Val Chisone e quindi posterò questa poesia che ho trovato su un dipinto cinese. Gli ideogrammi sono stati tradotti dal mio amico Ping, io ho dato una forma, spero accettabile all'orecchio italiano.

Assieme

La roccia e il bambù

assieme,

avvinti per anni.

Ognuno ha la sua natura,

diversa.

Ma, ti prego,

guardali, coperti di brina

in una mattina di gennaio,

unico pallido verde

avvolto di bruma cerulea.

 
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